
In un territorio vasto, composito e multiforme, anche la fauna è ben rappresentata. Le specie animali assecondano la versatilità dell'ambiente e in questo si integrano associandosi con il paesaggio. L'areale più caratteristico del luogo è costituito dalla Gola di Frasassi, corrispondente ad una parte dell'Appennino
calcareo peninsulare dove si riproduce e vive l'aquila reale (Aquila chrysaitos). Nidifica dentro le cange e nelle cavità, su pareti a strapiombo delle montagne rocciose della Gola, deponendo 2 o 3 uova nel periodo tra marzo e giugno dentro un ammasso di rami di leccio, roverella ed altre essenze arboree autoctone. Queste alture, per la loro tipicità carsica e il panorama aspro e selvaggio costituiscono il luogo ideale di ricettività per altri rapaci. Una specie comune, il gheppio (Falco tinnunculus), presenta la tipica struttura dei falconidi; nidifica comunemente sulla roccia e cattura la preda a terra, dopo aver a lungo perlustrato la zona. Consueta dell'ambiente è la cornacchia (Corvus corone) il cui biotipo, resistentissimo ad ogni modifica naturale esterna, lo popola in numero profuso e ben visibile per l'abitudine di volare a gruppi e per il suono rauco della voce gracchiante. Ha abitudini stanziali e ogni coppia si mantiene fedele per tutta la vita. Ampliando l'area di osservazione a tutto il paesaggio locale, si nota ancora qualche esemplare di gufo comune (Asio otus), inconfondibile perché possiede intorno all'orecchio fasci di piume che si erigono quando l'animale è irritato. È un uccello stanziale. Come è noto, usa i nidi di altri uccelli per deporre le proprie uova e si nutre di piccoli roditori rendendo notevoli servigi all'agricoltura. Dell'avifauna si segnala ancora la poiana (Buteo buteo), comune in estate nelle zone boscose con campi e radure dove compie ampi giri per piombare, planando sulla preda. Presente è anche la civetta (Athene noctua), con abitudini stanziali e particolarmente attiva al crepuscolo, nei terreni con alberi sparsi. Caratteristico è il movimento che compie quando è eccitara: allunga il corpo e si rannicchia in rapida successione. Puntuale, antesignano della stagione calda, è il cuculo (Cuculus canores), conosciuto anche con il nominativo di "cucù", molto utile all'agricoltura perché si ciba di un enorme quantità di insetti disdegnati da altri uccelli.

Numerosi sono gli esemplari di volpe (Vulpes vulpes), favorita dalla natura boscosa delle colline anche se, in forza del suo eclettismo, questo animale è riuscito a colonizzare gran parte degli ambienti. Diffusa è la presenza del tasso (Meles meles), indicato sui luoghi di montagna da gallerie di accesso alla sua tana estesa nella profondità del terreno. Animale prevalentemente notturno, si nutre spesso di alimenti di origine vegetale. È preda occasionale dell'aquila reale. Sui rami degli alberi o nelle sue cavità costruisce il nido lo scoiattolo (sciurus vulgaris), il piccolo
roditore dei boschi la cui struttura fisica lo rende segnatamente confacente alla vita arboricola da dove si proietta in estrose acrobazie. La maggiore risorsa dell'aquila reale è la lepre (Leprus capensis) il cui habitat preferito rimangono la pianura e la collina. È una specie tipicamente erbivora ma, nei periodi carenti di verdura, si nutre anche di radici, bulbi e cortecce. Un tempo desueto, oggi è abituale e assidua la visita del cinghiale (Sus scropha) alla ricerca permanente di ghiande, radici e tuberi. Nella illustrazione della fauna anche l'ambiente ipogeo della grotta include il suo esemplare. Trattasi di un vertebrato più noto con il nome di geotritone (Hydromantes italicus). Questo animale, essendo privo di polmoni, respira attraverso la cute per cui necessita di luoghi umidi. Ha occhi vistosamente grandi che gli consentono di vedere anche in presenza di modesta quantità di luce. Si nutre di insetti che cattura con la lunga lingua protrattile. La disposizione alla vita in cavità è evidenziata dal fatto che depone poche uova molto ricche di tuorlo. Dalle uova vengono alla luce dei piccoli interamente conformi all'adulto, venendo così a mancare la fase larvale che, essendo caratterizzata da grande voracità, mal si adatterebbe alla penuria di cibo tipica delle grotte.